Evento: Terzo incontro Nazionale d'Autori
che risaltano
"la dialettica espressiva poetica e l'uso
del linguaggio cromatico "

   
 

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Roma

CONFERENZA

del Rettore

Il Crocifisso Ligneo di Michelangelo tra anima ed Arte

 

Rimini 19.06.2010

Un saluto di ben venuto al Rettore

Terzo incontro Nazionale degli Artisti Italiani contemporanei

 

In una splendida cornice ricca di Arte e di Cultura il Nostro Rettore viene accolto con grande entusiasmo e benevolenza da un forte pubblico presente in sala, si sofferma anzitutto a salutare gli Artisti presenti, intrattenendo con loro un dialogo critico sulle Opere esposte che li trova degne di attenzione e meritevoli di valutazione critica.

Introduce i lavori l'Ambasciatrice Julie Oswald Coordinatrice e direttore Artistico della Manifestazione dal titolo <la dialettica espressiva poetica e l'uso del linguaggio cromatico> l'Accadeemia Araldica Internazionale “Giovanni Paolo II” Università della Cultura, è ancora presente qui, a Rimini replica l'Ambasciatrice Oswald a testimoniare l'attenzione che la Presidenza assume nel contesto Culturale Italiano nei confronti di tanti Artisti che si sono particolarmente distinti per la loro capacità espressiva poetica e pittorica in relazione agli scopi Statutari dell'Accademia del promuovere la Pace nel mondo attraverso ogni forma di espressione Artistica, di pensiero di Lettere e Scienze.

Il Rettore dopo aver salutati gli Illustri Ospiti presenti, introduce la conferenza sul Crocifisso ligneo di Michelangelo definendola, un'Opera di Michelangelo per le vicende storiografiche che nei secoli ha messo in discussione l'autenticità dell'Opera.

Definisce <ispirazione Divina> quella che Michelangelo ci ha tramandato come > autentico messaggio di umanesimo rinascimentale> definisce espressamente il Rettore.

Introduce un discorso di carattere artistico con tutte le connotazioni filosofiche e teologiche che l'Opera mette in evidenza.

Dopo la relazione concisa e dettagliata del Rettore Salvatore Bassotto, protrattasi per oltre mezzora, si passa alla premiazione degli artisti presenti in sala ed alle nomine Accademiche.

Nel salutare la Commissione ed il pubblico presente in sala il Rettore saluta contraccambiato dal pubblico entusiasta per l'argomentazione trattata e la metodologia applicata per una più vasta comprensione di un pubblico che non sia solo di addetti

Malvè Gaetano

Portavoce alla Presidenza Internazionale


IL CROCIFISSO LIGNEO DI MICHELANGELO

TRA ANIMA ED ARTE

P R O L U S I O N E

L'espressione del Cristo, è improntata ad una marmorea bellezza di serenità interiore, che pare vi si scorga l'anima, di ciò che finalmente è compiuto, quasi a volere tradire la natura stessa del materiale usato: il legno. Il disegno Divino, si concretizza, nel corpo del Cristo appeso alla croce testimone dei misfatti del genere umano tra peccato e lussuria, gridato a piena voce da Girolamo Savanarola, “ il Santo maledetto di Firenze” tra il 1491 e il 1498.Questo Cristo, nella Chiesa in Santo Spirito, a Firenze, sembra appunto rispecchiare stranamente, l'idea stessa che il Savanarola ha di Cristo; il Cristo umano, piccolo e buono, fatto di castità di immacolata perfezione simile alla madre sua. Ma, non è l'aspetto storiografico che m'interessa mettere in evidenza, a parte tutte le vicende storiche che ha caratterizzato quest'opera d'arte, ma e soprattutto l'aspetto artistico di ciò che l'immagine possa “ evocare” all'anima dell'osservatore. Da un punto di vista analitico, cioè di osservazione, l'aspetto che maggiormente si mette in risalto, è la forma longilinea del Cristo, di voluta linearità scultorea, e con questo non mi riferisco al mezzo tondo del Cristo ma quanto e soprattutto all'aspetto che l'immagine assume ed in concreto ha, nella sua totale osservazione del corpo. Evoca immediatamente all'immaginazione, l'idea di porsi verso l'alto; guardando il corpo di Cristo, quando raggiungi con lo sguardo il volto, il tuo occhio continua ancora, non si ferma, va in alto verso il cielo; come se questa linearità, protendesse verso una maggiore prospettiva dell'alto, in cui il viaggio, attraverso questo corridoio senza spazzi delimitanti, potesse avvenire il più in fretta possibile, velocemente, verso il Padre, divinità di se stesso, emulatore e salvatore del Figlio per l'umanità pellegrina nei sogni Divini; nella mente di Dio oceano degli universi confinanti. La grazia che maggiormente risalta, è l'aspetto umano della nudità senza veli e senza peccati, l'origine del creato, centro e mistero dell'universo.

La stessa nudità, a cui il Michelangelo ci ha già abituato, nelle scene degli affreschi della Cappella Sistina in Vaticano, qui, l'idea della nudità, ha un concetto diverso, non c'è l'opulenza mista a castità; la nudità del Cristo ha un concetto leggermente e sostanzialmente diverso, che sa ancora di fanciullezza di fresca castità, specchio del riflesso dello sguardo di Dio; nudità, da cui si lascia intravedere la Divina bellezza della mente di Gesù. Una nudità meno forte, meno impressionante rispetto alla nudità degli affreschi.

Il viso, di profilo, a tratti fanciullo, a tratti estasiato, perché già vicino al Padre suo, è il viso di un Cristo dormiente; il cui collo bagnato dai lunghi capelli madidi di sudore; il sudore della sofferenza, della morte, il sudore dell'eroica virtù, simbolo di assoluta perfezione, infinitesimo atto del respiro che salva il mondo.

E' l'immagine di Dio, dagli occhi dolci e penetranti, sguardo che plasma l'anima dell'umana miseria, preghiera di salvezza del genere umano. Il Dio che chiude gli occhi innanzi allo scempio, scellerate ragioni, inutile cinismo. Nessuna espressione di sofferenza e di dolore, tramuta il viso, è l'espressione della sconfitta della morte, dai cui lineamenti sembra intravedersi una pacata rassegnazione al superiore disegno Divino del Padre che in Lui si compiace.

“O è il sonno che precede la morte!”

Il limite che divide i tratti semantici delle espressione del viso, sia di profilo che di fronte, con l'espressione del sonno o della morte sono sfumati, irricercabili. Non c'è “né sonno”, “ né morte” ma la compiutezza di ciò che doveva essere.

Austera e lignea la croce, che sorregge il Cristo, lascia molto spazio alla scultura, quasi a volere accentuare, richiamando l'attenzione, sempre sulla figura che suggerisce, l'idea dell'abbraccio, dato dalla lunga apertura alare delle braccia, quasi un saluto, un voler abbracciare qualcuno, un volerci dire, comunicare, parlare ancora dire,

“ … è per voi che lo faccio …”

Un abbraccio, che dura da secoli, che la croce ci ricorda ogni giorno.

La nudità del Cristo, nella sua integrità diventa sublime bellezza.

L'aspetto della fronte, non eccessivamente spaziosa, né eccessivamente stretta, ci ricorda il segno della croce, di segnarci nel momento della penitenza. Il sangue, che macchia a strisce la pelle leggermente olivastra, da l'impressione per la pochezza della vistosità, l'idea del Cristo che ha totalmente versato, il proprio sangue. I chiodi, di mani e piedi, che trafiggono la carne, ben vistosi non lasciano macchia di squarcio di ferita a testimoniare la sacralità del corpo, l'incorruttibilità della Sua carne pur morendo da uomo; ci ricordano però, in maniera inequivocabile, l'azione di forza della mano, di chi, con martello e chiodi trafisse quel corpo; la mano dell'uomo, carnefice del suo Dio e del suo Salvatore. Quei chiodi e quelle mani, che ancora oggi, infieriscono con estrema brutalità sui più deboli, i meno fortunati, con guerre e scempi d'ogni genere senza nessun rispetto per il Cristo già crocifisso e che ancora continuiamo a crocifiggere sugli altri.

Il costato, non presenta uno strappo violento della ferita che trafisse il cuore di Gesù, “da cui uscirono le ultime gocce di Sangue ed acqua” recita Santa Brigida nelle sue orazioni, quasi a voler di proposito Michelangelo evitare di far vedere attraverso l'apertura della ferita il cuore immacolato di Cristo; “gli occhi umani” non sono in degni di vedere la luce della potenza Divina. Le membra di perfezione anatomica esemplare, non mostrano spasmi di sofferenza, non sono completamente rilassate né contratti, un Cristo che esce fuori dal peccato dell'umanità già vittorioso nel momento dell'atto supremo della morte; la morte come breve parentesi della vita. Iconografia di pensiero, fuori dalla cronologia storica di appartenenza vero messaggio dell'uomo più che dell'artista. Qui, i tratti, nella essenza, della delicatezza estetica, “di pura bellezza” si concretizza nel pensiero di Michelangelo che saranno i tratti precursori sia artistici che di pensiero, del futuro Cristo della Pietà in Vaticano.

Un Cristo, ed una Iconografia vicino all'uomo, quella concezione che l'artista, ha sempre avuto di Dio e del creato; qui nel Cristo Crocifisso, si prepara alla resurrezione; un Cristo uomo e spirito. Dovremmo possedere, una mente ed un'anima simile a quella di Michelangelo, per potere apprezzare totalmente e pienamente la bellezza dell'opera, da un punto di vista esclusivamente artistico sia di concetto che di pensiero; essendo ciò impossibile per noi comuni mortali, accontentiamoci anche se in parte, di condividere, le sensazioni che l'autore, intende comunicarci; in ciò penso saremmo tutti d'accordo nell'interpretare anche questo messaggio di autentico umanesimo rinascimentale, perpetuatosi, fino ad oggi.

La croce di ieri, quella di oggi, la croce di sempre.
Genio di Michelangelo!
Divina follia!
O ispirazione Divina?

Il Presidente e Rettore

Salvatore Bassotto

 

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